| Così è (se vi piace) |
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| Scritto da Anna |
| Domenica 17 Maggio 2009 09:35 |
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17 maggio 2009 Una delle casette nido a foro circolare da me collocate in giardino è stata con successo, oramai già da prima di Pasqua, occupata da una coppia di cinciarelle. Non conoscevo le dimensioni raggiunte dai nidiacei fino a questa mattina. La folta chioma dei tigli mi permetteva sono di vedere parzialmente l'andirivieni delle cinciarelle adulte al nido: una usciva dal folto e un'altra vi si tuffava con l'imbeccata. Raramente andavo in visita presso l'albero proprio per non interrompere e disturbare il traffico dei pasti e anche perché la mia visita non portava a nulla dato che, una volta presso il tronco, movimenti e richiami si azzeravano. Solo oggi ho avuto modo di capire a che stadio erano giunti i piccoli, purtroppo in maniera alquanto tragica. Ho recuperato un giovane appena uscito dal nido dalle grinfie del gatto: era ancora vivo quando l'ho preso e l'ho messo subito al sicuro. Gli ho dato una controllata generale e ho visto che gli mancava parte della copertura di piume sul dorso, ma non c'erano ferite aperte o altre fratture evidenti, le ali erano integre. Ho sperato fino all'ultimo che si riprendesse, ma purtroppo, forse per lo shock eccessivo, forse per delle lesioni interne che non potevo vedere, dopo circa un quarto d'ora è spirato. Grandissima la mia delusione: l'inverno scorso ero riuscita a salvare un maschio di regolo, conciato peggio del piccolo trovato oggi, e da solo, in ambiente tranquillo e sicuro, era riuscito a riprendersi. Questa volta non è andata allo stesso modo, probabilmente perché era davvero troppo giovane e debole per sopravvivere. In queste occasioni vorrei che sulla terra non esistesse la specie felina domestica. Già non amo molto il concetto di predazione in se stesso, ma inserito nel contesto naturale, nell'ordine della catena alimentare, riesco a razionalizzarlo; quando invece penso a come operano i gatti in natura, soprattutto nei confronti degli uccelli, sul momento proprio non li sopporto. Questi cacciano solamente per diletto, per impiegare il tempo passato altrimenti nell'ozio assoluto, infierendo con unghie e denti su piccole creature che tanto si danno da fare per portare a termine i loro impegni quotidiani. Ecco, vorrei davvero che non esistessero. Poi, però, riflettendoci su, mi rendo conto che tra gli animali nessuno è davvero colpevole, poiché non vi è premeditazione ma solamente istinto: solo l'essere umano ha la capacità di scelta sulle proprie azioni, mentre gli animali seguono semplicemente l'indole, perché è così che si trovano ad essere per natura. L'idea comunque non porta grande conforto, ma credo sia di fondamentale importanza entrare in sintonia con questa logica per capire, e quindi apprezzare, l'ambiente naturale che ci circonda, in tutta la sua completezza. Tuttavia, già da tempo ho applicato un campanellino al collare del gatto e devo dire che ha sensibilmente diminuito i suoi successi venatori.
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In giardino, un giovane merlo, ancora sotto sorveglianza del padre, ma ormai dalle dimensioni dell'adulto, in questi giorni cerca ancora goffamente i lombrichi dal terreno e si avvicina insicuro alla mangiatoia a terra. Mentre il padre scaltro fa da esempio, il giovane alla prima occasione gli corre ancora incontro a becco aperto, sperando nella sua indulgenza per riempire lo stomaco come quando era al nido. Alle mangiatoie fanno visita ancora i verdoni, le cinciallegre, le cinciarelle, i merli e, come pronosticato tempo addietro, anche le tortore dal collare che oramai sono diventate delle frequentatrici abituali. Bizzarria della natura è stato scoprire che una coppia di storni aveva cominciato a fare il nido nella casetta per codirosso. Tradizionalmente sapevo che questi uccelli preferivano le strutture che si sviluppano in verticale, mentre questa, a foro quadrato e sviluppata orizzontalmente, aveva stranamente fatto al caso loro; solo inizialmente però, perché vi hanno poi rinunciato, forse perché collocata troppo in prossimità dell'abitazione e in un ambiente probabilmente troppo frequentato. Durante la loro permanenza, gli storni hanno dato mostra del loro repertorio di richiami, oltre al tipico fischio discendente e prolungato, si sono esibiti nell'imitazione del verso dei passeri, del merlo e, a mio avviso, anche della poiana, il tutto inframezzato da altre tipiche cacofonie. Bisogna ammettere che non sono uccelli molto discreti...
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Per il resto, vuoi per la diminuzione del tempo a disposizione, vuoi per la copertura arborea che non permette un facile birdwatching, posso cimentarmi adesso prevalentemente al "birdlistening", nel senso che si possono identificare le presenze soprattutto dall'ascolto dei richiami: i migliori al momento sono il canto della capinera, del rigogolo, melodioso e flautato, e dell'usignolo, potente e disponibile anche in notturna. Ovviamente, ancora pescatori sparsi un po' ovunque lungo i miei soliti sentieri di avvistamento...
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| Ultimo aggiornamento Martedì 14 Luglio 2009 13:05 |